CANTARE IL PANE Spettacolo musicale ispirato a Pane nostro di Predrag Matvejevic
22 giugno, Mirano - 23 giugno, Udine
Silvia Schiavoni voce
Gianni Trovalusci flauti
Giancarlo Schiaffini trombone
Gianluca Ruggeri percussioni con la partecipazione di Peppe Servillo voce recitante
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“Che bella idea quella di cantare il pane! Così mi disse Matvejevic’quando gli proposi uno spettacolo musicale sul suo testo, allora prossimo all’uscita in traduzione italiana. Già. E’ una bella idea. Più leggevo il testo, però, più mi rendevo conto che potevo provare a “cantare il pane” perché avevo la pancia piena, sufficientemente piena. La considerazione nasce spontaneamente, credevo. Poi mi sono accorta che essa viene indotta, quasi costretta, dalla tecnica con cui è costruito questo “saggio d’amore”, così io lo chiamo. E’ la tecnica del montaggio. Anima del montaggio è il taglio, l’ellissi. Nell’ellissi giace il non detto, come il pezzetto di lievito, come il seme. Molte infatti sono le cose che non si possono dire. Quelle che oggi vengono definite con termine ridondante e querulo “motivazioni” vengono dette dall’autore “pretesti”. Questi vengono portati in primo piano nell’ultimo capitolo, il settimo. In quel capitolo, si riflette molto sulla pancia piena e quella vuota. Si ha modo anche di riflettere sul vuoto del dolore. Tra le tante immagini di cui esso è intessuto alcune mi hanno particolarmente colpito: un vecchio dagli occhi chiari e dalla voce pacata che dice l’autore, “guardava lontano, nel vuoto, come di traverso”; una donna morta, folle di dolore, su una panchina; un filone di pane sotto un cuscino; un manoscritto nella tasca di un cappotto macchiato di sangue; le dita irrigidite dal freddo di un prigioniero che suona il piano la notte di Natale; il pianto di gratitudine di un altro prigioniero. Questi sono i pretesti, questo è quanto giace negli spazi di silenzio tra un frammento e l’altro del montaggio dei sei capitoli precedenti. Il testo per la musica ripropone la medesima tecnica, smontando e rimontando ancora una volta, scrivendo anche cose nuove, riproponendo in un’altra forma i temi le idee le immagini dell’originale, mantenendone l’andamento rapsodico e il costante andare e venire.” (Silvia Schiavoni) |
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